La stilografica
“Cervinia"

Una storia che continua

Giuseppe Carboni, poco più che ventenne marchigiano, originario del maceratese, negli anni immediatamente successivi alla Prima guerra mondiale, come molti suoi coetanei si vede costretto a prendere la strada della emigrazione e arriva nella città di Torino. Dopo una serie di brevi esperienze di lavoro presso officine meccaniche impegnate nell’ambito della produzione automobilistica, Giuseppe approda finalmente alla Aurora di Isaia Levi, la fabbrica di penne a serbatoio torinese che allora muoveva i suoi primi passi. Lo sviluppo frenetico che stava interessando il mondo delle penne di sicurezza in quel periodo lo investe con tutta la sua carica di entusiasmo e di novità. Sono gli anni in cui il giovane Giuseppe Carboni collabora in prima persona alla creazione di pezzi storici della Casa torinese, che culminano nella realizzazione della penna destinata al Pontefice. Per anni questa penna continuerà ad essere presente nei racconti epici di quei giorni che, Carboni amava fare come esempio di una grandissima difficoltà superata con l’orgoglio di chi si sa destinato a imprese memorabili.

Agli inizi degli anni Trenta, forte dell’esperienza maturata e un po’ insofferente per il clima spersonalizzante collegato alla crescente dimensione di Aurora, Giuseppe Carboni raccoglie i suoi risparmi e avvia un primo laboratorio di penne a serbatoio nel centro di Torino, in via XX Settembre. E’ il 1936 quando la ditta Carboni apre i battenti col nome di “Cervinia”, come a rimandare all’altezza dell’impegno assunto. Di lì a poco, da piccolo laboratorio, la Cervinia diviene una rispettata fabbrica di penne stilografiche con una quarantina di persone al suo interno. Un insolito equilibrio di maestranze femminili e maschili regge l’officina. Si dice infatti che “la più perfetta stilografica” (come amava definirsi Cervinia) traesse la sua sofisticata perfezione anche dalla manualità e dal tocco sapiente del gruppo delle operaie, abituate a ottenere il massimo splendore dalla loro lucidatura manuale delle celluloidi.Alla fine degli anni Trenta, Carboni apre un negozietto per la rivendita dei suoi prodotti in via Nizza a Torino, fino a poco fa superstite alla scomparsa della fabbrica agli inizi degli anni Cinquanta. Qui lavorerà fin dalla sua gioventù il nipote Giovanni Borrione, ultimo testimone di questa gloriosa storia di artigianato torinese della scrittura.

Le creazioni Cervinia succedutesi negli anni vedono un grande numero di modelli, tutti improntati a un gusto sobrio ed essenziale, interprete di quel senso discreto del bello che prevaleva all’epoca. E anche durante il periodo bellico – seppure con qualche sforzo – Cervinia costituì un esempio di produzione di qualità eccellente e notevole affidabilità. Si alternavano così una trentina di colori di celluloide a una base mirata di utilizzo di ebanite nera per le parti maggiormente a contatto con gli inchiostri. Al cuore della stilografica una varietà di sistemi di caricamento, di cui Cervinia dimostrò sempre grande padronanza tecnica e ampiezza di applicazione: pistoni fissi si avvicendavano con pulsanti di fondo e sistemi vacumatic. Gli anni Quaranta furono per Cervinia un momento molto travagliato giacché i bombardamenti della città di Torino durante la Seconda Guerra mondiale, ininterrottamente verificatisi tra il 1943 e il 1945 sacrificarono l’opificio di via Limone, nella immediata periferia di Torino (dove nel frattempo la Manifattura si era trasferita). Gli ultimi frangenti della Guerra costrinsero infatti a una rapida evacuazione degli impianti (finiti presso i magazzini di una birreria della Città gestita da alcuni parenti) e di tutto il materiale pregiato. Con le truppe di occupazione germaniche già a presidiare Torino, Carboni mise fortunosamente al riparo semilavorati e materie prime nell’unico posto che sembrava sufficientemente sicuro e a portata di mano. Sei casse di penne di celluloide e di ebanite in barra furono calate negli scantinati di via Nizza al di sotto del negozio della famiglia Carboni.

Purtroppo come spesso accadeva in quei momenti sospesi tra sospetto e delazione, qualcuno si accorse dell’insolito trasporto di materiale e immaginando un maldestro tentative di occultare armi e munizioni destinati alla Resistenza, avvisò le autorità tedesche. Immediata l’ispezione delle SS a verificare la natura del materiale contenuto nelle casse. Ma provvidenzialmente il capitano tedesco non si dilungò molto e avendo verificato solo la cassa con l’ebanite al suo interno, risolse di lasciare il povero Carboni in pace (immaginiamoci cosa sarebbe accaduto se invece il nostro ufficiale avesse provato ad accendere le barre di celluloide, notoriamente altamente infiammabili!)

Un equivoco davvero fortunato questo, giacché ha portato in dote, ancora incompiute, circa diecimila penne stilografiche Cervinia e Royal (l’altra marca, frattanto creata da Carboni per una linea di prodotti più economica nel prezzo e rivolta agli studenti) insieme a una vasta quantità di celluloide e ebanite degli anni Trenta.